giovedì 24 agosto 2017

Sinestesia

Lo ammetto, quest'anno ho letto poco causa mille impegni di lavoro e assurda perdita di tempo in cazzeggio di rete. In compenso, ho ascoltato molta musica e mi sono permesso cinema e mostre d'arte.
La musica è un mondo meraviglioso, soprattutto per me che a malapena suono il citofono (però canticchio bene), passerei ore in contemplazione ad ascoltare buona musica. Ovviamente il concetto di buona musica è molto relativo.
Ascolto il pezzo e vago tra le immagini che suggerisce alla mia mente, come proiettato nel mondo al di là del buco del Bianconiglio. Un mondo fatto delle storie che scrivo, dei racconti del pezzo che ascolto o semplici immagini, prive di senso compiuto se non nel contesto del brano (per intenderci: le immagini astratte de la Toccata e fuga in re minore, in Fantasia). Nel suo stimolare solo l'udito (in verità, con un buon impianto si stimola anche il tatto), attiva tutta una gamma di ricordi e pensieri che smuovono gli altri sensi e su un pezzo dei Pink Floyd si sente il calore del Sole sulla pelle, la fragranza di certe essenze, la visione onirica del cuore del Sole e, in certi stati di grazia, si riesce anche a condividere la fattanza di Rogers e soci, nonostante si sia smesso con spezie e affini da anni.
Discorso simile per le arti figurative. Osservo un quadro è riesco a sentire i suoni, talvolta assordanti, che circondano la scena. Ho il ricorso di un quadro a casa dei nonni, una figura accovacciata con grandi mani aperte, protese verso L'Osservatore ed ogni volta che mi capitava di osservarlo sentivo il suono di un sassofono. Ancora oggi, dopo anni, pur non ricordando bene il volto del personaggio, ho ancora nitide le lunghe note gravi di quel sax. Ricordo, durante una visita al Louvre, di aver sentito il brusio della folla e l'aria soffocante che si respirava ai bordi della sala durante l'incoronazione di Napoleone, dipinta da David, lo spostamento d'aria dovuto dalle ali di Amore e il peso mortale di Psiche, nella statua di Canova. Il cinguettio degli uccelli tramite gelsi nella Sala delle aste affrescata da Leonardo, la virile imponenza in certe opere di Picasso, ho vissuto la grande mela attraverso Warhol.
Potrei parlare di profumi che richiamano ricordi con maggior precisione di altri sensi, proiettandomi nel momento esatto in cui la  fragranza è  stata fissata nella mia memoria. Superfici che al solo contatto raccontano e fanno vivere una storia.
Non è un caso che io sia uno di quei tizi che, quando possibile, tocca, annusa scruta, fa suonare, per avere una esperienza più ricca possibile.
-Nota: ho detto quando possibile. Tanti anni a lavorare in un museo mi hanno ribadito il concetto di "mani a posto". Ho passato anni a fermare visitatori troppo entusiasti, col sogno di sega via loro quelle manacce-.
Solo con le persone lo evito, un po' per quanto scritto nell'ultimo post, un po' per il fatto che io stesso detesti,  fin da piccolo, che si violi il mio spazio vitale.
Quando una espressione della creatività umana mi stimola più sensi, ne riconosco un'anima. Per me diventa qualcosa di vivo e meraviglioso, anche se brutto o sgradevole, perché esiste, stimola i sensi e suscita emozioni. Uno dei motivi per cui ho lasciato perdere lo studio della musica, che in mano mia risultava meccanica e inutile e, salvo i lavori a carboncino o certi disegni che faccio ora, non ho mai amato il disegno, perché quei tratti non erano vivi. Mi piace scrivere,  proprio perché mi fa viaggiare tra i sensi.
Purtroppo, devo riconoscere che c'è in giro tanta roba priva di anima, che vende come il pane. Magari sono io incapace di comprenderne il senso, magari chi la vende è stato capace di passare per i giusti canali.
Talvolta, giusto per giocare a fare l'asociale, scelgo le musiche adatte e giro per la mostra ascoltando i pezzi che mi erano sembrati adatti e qualche volta indovino il giusto sottofondo. Ammetto che spesso lo faccio anche per non sentire le bestialità che pronunciano intorno a me o quei fastidiosi bambinetti che genitori imbecilli portano nei musei, che in sé sarebbe cosa buona e giusta, per poi lasciarli pascolare bradi. Facessero un favore a me e loro e li portassero a giocare in un parco!
Fuori del campo artistico, si possono trovare tante altre forme di oggetti vivi, che donano emozioni. giorni fa sono rimasto imbambolato a guardare un plotter industriale, mentre sputava fuori colori per creare un'immagine su un telo in pvc. Emetteva dei suoni particolarissimi, come una sinfonia primordiale della creazione, nel suo tirare fuori quell'immagine, francamente bruttina (per il soggetto anonimo), che nel suo apparire tramite quadricromia diventava stupenda.
Le sigarette mi hanno stufato, credo che smetterò di fumare, come ogni estate.
Marco il Drvso

mercoledì 23 agosto 2017

I nuovi roghi

Si dice che la via per l'inferno sia lastricata di buone intenzioni, almeno nella testa bacata di chi le opera.
Sarà che sono fatto male, forse educato male, ma ho sempre avuto un rispetto religioso nei confronti della storia e delle sue vestigia, ma temo di essere fuori contesto. So di essere un sociopatico, so di vivere fuori del mondo e so benissimo di essere un disadattato, ma di questi tempi sono tutti complimenti, visto come gira.
Prima di iniziare, voglio premettere un punto: deploro chiunque voglia cancellare la storia, in tutte le sue forme. La storia va studiata, analizzata e capita, non insabbiata e tutto ciò che ha lasciato va protetto, preferisco le future generazioni.
L'ultima stronzata partorita dai moderni pensatori di una certa sedicente sinistra (non confondiamo certa gentaglia con personaggi del calibro di Gramsci, Marx, Pasolini, etc) è quella di abbattere statue e monumenti risalenti a determinate epoche o che rappresentino personaggi scomodi. Per questi ultimi è difficile definirne un ritratto preciso, perché sono partiti dal generale Lee ed ora si parla di abbattere la statua dell'ammiraglio Nelson, a Londra. Non che qui si scherzi, molto di quello che non è andato distrutto nel '45, si pensa di farlo fuori adesso.
Non sono qui a tessere lodi a Mussolini, né a tentare una strenua difesa di quanto sia rimasto del ventennio, ma se dopo la guerra civile, quando ne avevano ben donde di fare piazza pulita, non li hanno toccati e in 70 anni nessuno lo ha fatto, non capisco la furia simil talebana di questi moderni Savonarola, pronti a cancellare la storia.
Racconto un aneddoto, vissuto in prima persona. Anni fa notai una cosa curiosa nei decori esterni della chiesa di San Marco a Milano (dove era sito il famoso tumbun, dietro Brera): il rosone reca il Sigillo di Davide, quale omaggio alla comunità ebraica della zona, che contribuì alla ricostruzione della chiesa, a seguito dei bombardamenti americani (yankee di merda, che hanno sempre avuto il vizio di cancellare la storia altrui, per comandare meglio), mentre sui muri laterali era ben visibile un decoro legato alla simbologia solare, la rinascita e l'armonia, risalenti al sedicesimo secolo. Una lunga fila di svastiche, orientate come quella nazista.
Non entro nella questione sul vero significato della svastica, mi limito a far notare che il simbolo ha giusto un centinaio di secoli, è presente in quasi tutte le culture (non parlo per quelle precolombiane, ammetto la mia totale ignoranza in materia) e quelle in esame erano lì da circa 4 secoli, infatti, durante il restauro a nessuno venne in mente di manometterle. Ebbene, intorno al 2008 qualche zelante testa di cazzo le ha cancellate, immagino considerandole un simbolo nazista. Per fortuna, quegli imbecilli non hanno notato che vi fossero più file.
Ora si parla di abbattere la statua di Nelson perchè pare fosse schiavista (cosa normale e accettata In molte nazioni, all'epoca), abbattono le statue dei generali sudisti negli usa per lo stesso motivo, dimostrando di aver studiato male la guerra di secessione (parliamo di un popolo che per l'80% non saprebbe indicare la propria città su una cartina...) e aver frainteso quel che è la piaga razzista odierna, con situazioni, anche  spiacevoli, avvenute secoli fa, quando il mondo era diverso. Già che ci sono, perché non censurare Socrate, noto schiavista col vizio dei ragazzini?
Si comincia a parlare di indice dei film è dei libri e ove sarebbe peccato perdere l'opera intera operare delle modifiche.
Esattamente cosa distingua certi progressisti dai fondamentalisti che bombardano i Buddha in Afghanistan e Palmira un Siria, dai bruciatori di libri nazisti, dai forcaroli dell'inquisizione o da una qualsiasi violenta espressione umana, non mi è dato sapere. Loro risponderanno di farlo per una causa obiettivamente giusta, ma è la risposta che avrebbero dato anche gli altri. "Dio lo vuole" è stato sostituito da "questo è giusto".
Come ci guarderanno gli umani del futuro, dopo che avremo smantellato le vestigia del passato? Come minimo, con la stessa disapprovazione che provo guardando i monumenti sfregiati in epoche passato da questo o quell'imbecille, convinto che fosse giusto. Cosa diranno davanti ad opere monche, ritoccate o perse? Se saranno come me, si incazzeranno tantissimo, come quando ho scoperto la letteratura classica, coi suoi buchi, ritocchi e mancanze.
Chi conosce la storia non può che constatare il fatto che si stiano rivivendo i tempi della fine dell'impero, con parallelismi imbarazzanti e l'ultima volta ci costò 5 secoli bui ed altrettanti di ripresa, per passare dal mondo classico al Rinascimento, con l'aggravante che ci stiamo dirigendo verso un medioevo con armi nucleari e strumenti di controllo di massa...
Con il mondo in mano a certi fanatici, a loro volta in mano al famoso 0,1%, che ne foraggia gli intellettuali (loro si fanno chiamare così...), non sono molto tranquillo. La violenza con cui si esprimono, nonostante si presentino che tolleranti e non violenti, supera quella degli squadristi e la loro presunta apertura mentale in realtà non è altro che un feroce indottrinamentoche li porta a credersi intellettualmente aperti, ma in realtà è solo un ripetere slogan e idee altrui come in una liturgia religiosa (così atei da aver bisogno di un dio, diceva Gaber).
Io sarei socialista, ateo, relativista e cultore delle scienze, ma se non mi sento dare del fascista e tutta la logora e abusata sequela di improperi da questa gente, almeno una volta al giorno, ho timore di essere come loro.
In loro rivedo tutto quello che ho sempre detestato nei totalitarismi e in certi culti, in particolare quelli monoteiste di maggior diffusione (non ho problemi a definire cristianesimo e islam il cancro della civiltà umana) e mi spaventano, soprattutto mi fa paura la loro convinzione e determinazione nel seguire i dettami del loro culto "ateo", fatto di parole d'ordine e cieca obbedienza ad un certo conformismo (divertente quando arriva il contrordine e in perfetto stile 1984 cominciano a starnazzare l'esatto contrario di quel che gridavano pochi minuti prima). La cosa più tremenda è che come Hitler ha buttato nel cesso simbologie meravigliose dalla storia plurimillenaria, questi stanno usando e snaturando termini e concetti stupendi, come pace, amore e tolleranza, che appena il mondo sarà rinsavito farà fatica ad usarli, per come sono sfruttati adesso.

Io sarò pure fatto male, ma sono in buona compagnia e la puzza di roghi si fa ogni giorno più forte

Marco Drvso   

domenica 20 agosto 2017

Allo specchio

Avevo iniziato, qualche giorno fa, un post sulle maschere che indossiamo verso il mondo è verso noi stessi, poi mi sono fermato a riflettere e, complice l'app di merda che non salva i contenuti automaticamente, tutto è andato perso.
Poco male, erano solo parole che portavano qui, roba in più da leggere.
Quando è triste rendersi conto che la maschera peggiore è quella che si mette verso sé, per non ammettere una situazione è il solo modo di parlarne è affidare parole in pasto alla rete. Indossare la maschera per dire la verità, come diceva Wilde, una maschera fatta di bit asettici, proiettati da uno schermo.
Sono tremendamente timido e insicuro, a livello quasi patologico.
Non so quando sia iniziato tutto, ma so quando si sono visti i primi effetti. Quando preso da violenti attacchi di panico non riuscivo ad entrare in facoltà, a breve iniziai a non guardare le ragazze. Se il primo mi costò "solo" il sogno di diventare geologo, l'altro ha fatto di me un asociale, incapace di relazionarsi col mondo, al di fuori delle mie conoscenze.
Ancora ringrazio di aver lavorato prima come barman e poi come guida museale, che mi ha permesso di affinare il personaggio che recito al lavoro. Tutto sommato, quel tizio è anche simpatico, spigliato e preciso, piace ai clienti (essere un imprenditore, con i presupposti di cui sopra, è una fatica doppia) e libera molte delle mie capacità, che normalmente soffoco sotto una spessa coltre di paure, assolutamente irrazionali.
Paure che fanno sì che sprechi il mio tempo in attività anestetizzanti come cazzeggiare in rete o perdermi negli orrendi giochi dello stare. Mi impediscono di scrivere (il fatto che il blog linguista da alcuni anni ne è la prova), di concentrarmi, di prendere in mano la mia vita è mi fanno sentire tremendamente inadeguato. Zavorra pesante e letale, perché questo non è vivere. Zavorra che ora mi spinge a smettere di scrivere e dedicarmi ad altro.
Porto un esempio di quanto mi limiti. Venerdì ero in giro a svolgere un paio di faccende, quando verso di me è venuta una tizia (aggiungerei graziosa). Si è sistemata l'abito ed ha modificato il percorso per "intercettarmi", mentre io ho fatto finta di niente, evitando di guardare (tra l'altro, spero non fosse qualcuno che conosco o con cui lavoro, altrimenti figura di merda doppia), fino al punto in cui si è voltata, come a volermi parlare ed io ho proseguito, senza battere ciglio. Se mi avesse puntato un'arma contro, avrei avuto meno paura. Difficile spiegare quel tipo di panico.
Mi piacerebbe scusarmi con tutte quelle che ho trattato così, fingendomi distaccato e superiore.
Un tempo non ero così, magari un pochino timido, ma dai 23 anni la cosa è andata sempre peggiorando. Prima mi dicevo che volevo stare da solo, poi che non sono adatto ad una relazione, quindi evitarle era un gesto caritatevole nei loro confronti e così sono passati gli ultimi 15 anni, in cui le poche storie sono state con persone del mio entourage, più che collaudate. L'ultima storia, di ben 7 anni, è stata con Sara, che non a caso fu la mia ragazza a 15 anni...
Ed eccomi qui, alla veneranda età di 38 anni, a vivere una vita che non mi piace, subendo compromessi che detesto, chiuso in una gabbia mentale a cercare di gridare tutto il mio disappunto su un blog con pochissimi lettori, come contro un muro.
Unico pregio della vicenda è essere finalmente riuscito ad accettarlo allo specchio e ad esternarlo, più o meno.
Forse è la volta buona che si potrà andare all'inferno a fare l'oro, come ho scritto in un vecchio post.
Chissà....

Marco

mercoledì 16 agosto 2017

Dell'eresia

Come ad ogni avvicinarsi del compleanno, rifletto sulla vita, su come la spreco, su quel che vorrei, detesto, etc. La canzone dei Righeira sembra scritta per ricordarmi l'appuntamento di fine estate.
Per un verso sono arrabbiato per come spreco ogni prezioso secondo, per un altro gioisco del l'essere un disadattato, incapace di entrare in sintonia con questo mondo. Se non fossi un cacasotto patologico, potrei essere un eretico.
Potrebbe essere il titolo della mia biografia: "Potrei essere un eretico, invece sono uno stronzo".
Io ammiro gli eretici, inteso nel senso etimologico del termine, coloro che scelgono. Si badi, ammiro il vero eretico, non chi lo segue, quelli non sono eretici, ma diversamente conformisti.
Gli eretici sono una categoria superiore di umanità, gente consapevole del proprio essere e del mondo che li circonda, liberi dalle costrizioni sociali, che scelgono la propria vita e vanno avanti a testa alta, sovente verso il rogo, anche in senso metaforico. Non esiste un solo tipo di eretico, perché ogni eretico lo è nella propria personale maniera, nella propria sfera di interesse, nel proprio mondo.
Prometeo, padre di tutti noi secondo la mitologia, era un eretico. Lo definirei il numero tutelare degli eretici.
L'eretico si differisce dall'innovatore perché quest'ultimo vive nel mondo e il suo camminare originale è fonte di approvazione e guadagno. Fa parte della realtà circostante, la influenza, ne è influenzato e sa partecipare al pazzo gioco del vivere sociale. In due parole: Edison era un innovatore, Tesla un eretico. Conosciamo come finirono: uno ricco e lodato, l'altro solo e povero, in una camera d'albergo, salvo poi i funerali in pompa magna.
Quasi sempre l'eretico diviene un eroe alla sua morte, quando finalmente se lo si è levati dal cazzo e lo si può trasformare in qualcosa di diverso, plasmando la sua memoria per i propri porci comodi.
Si pensi al mio eretico preferito, dopo Prometeo (ça va sans dire), Nietzsche: creatore di uno dei più grandi eretici della letteratura, Zarathustra, personaggio affascinante che nel libro vive l'eresia con una tale intensità, da far sospettare che sia l'unico ad aver capito. Se c'è qualcuno che abbia vissuto una vita a modo proprio (ammetto che i ricoveri in manicomio rovinino un po' l'aura di grandiosità che descrivo), pensato e scritto come voleva, tenuto in disparte in vita, poi osannato nella morte ed usato da troppi, con fini e finali che vanno oltre il tremendo, è proprio Nietzsche. Forse essere considerato pazzo (o forse lo era davvero) lo ha salvato dal rogo di Bruno e dal fare la fine di Robespierre.
L'incorruttibile è uno dei rari casi di eretico relativamente fortunato in vita, massacrato nella memoria, ma si sa che i francesi devono sempre far tutto a modo loro.
Nel mio essere un disadattato, perché realmente incapace di entrare nelle dinamiche di questo mondo, potrei essere un eretico. Un ereticuccio ai confini dell'impero, certamente lontano dallo splendore degli esempi di cui sopra, ma pur sempre parte di quel gruppo autoesclusivo. Io vedo, ascolto, leggo il mondo circostante e fatico a capirlo. Non capisco gli idoli che pregano, le battaglie che affrontano, le conquiste che cercano, mi sembrano tante enormi ed inutili facezie. Siamo in un mondo in cui la nuova dittatura si poggerà su parole d'ordine come tolleranza e apertura mentale, con petalosi squadristi capaci di essere peggio dei bigotti religiosi e dei dittatori politici. Provate a dissentire dal verbo, dal discostarvi, anche di poco, da quello che è il giusto pensiero propagandato da repubblica e affini: per ora vi beccherete la solita sfilza di insulti e un minimo di ostracismo, ma temo che a breve si passerà alla rieducazione. In molte parti del mondo hanno iniziato a distruggere monumenti, togliere quadri dalle università, cancellare le impronte della storia, come fanno i talebani, ma di questi ultimi si può dire che siano una massa di stronzi, mentre gli altri sono protetti dalla loro aura di persone nel giusto. Chi conosce la storia, sa che è il solito già visto, in salsa globalizzata, post qualsiasi cosa avesse una base diversa dall'individualismo e dal liberismo.
Ebbene, se fossi un eretico non starei nella mia botte come Diogene, a griderei al mondo il mio pensiero. Non sfuggirei gli sguardi altrui, per le solite menate che mi raccontò, che altro non sono che una timidezza patologica, che mi cinge come una catena e mi impedisce di vivere a pieno, sprofondandomi in una sorta di eterna paura del contatto altrui, che mi ha rubato più di 2/3 della vita e infranto i sogni​. Se al posto di Prometeo ci fossi stato io, non so se avrei creato gli umani, per timore del giudizio di Zeus e certamente non avrei rubato il fuoco, non per timore della punizione, ma per non dare dispiacere agli altri numi.
Suvvia, sono il cretino che si è creato intorno la nomea di persona che se la tira, perché piuttosto di creare dolore o far perdere tempo ad eventuali partner, dietro i miei tempi e la mia testa bacata, si fa detestare preventivamente, tenendo a distanza il gentil sesso. Perdono chi mi fa male, ma non mi perdono l'aver fatto male, anche se quel male, alla prova dei fatti, era qualcosa di piccolo, lo vivo come una tremenda colpa.
Se non avessi paura nel relazionarmi, sarei un eretico o sarei parte del mondo?

Marco Drvso

martedì 2 maggio 2017

Il filo rosso

Bella cosa la fantasia. Fin da piccolo mi capita di visualizzare concetti di vario tipo, tramite immagini, un piccolo vezzo che mi ha sempre aiutato nel focalizzare varie questioni.
Una delle immagini che ho sempre avuto "davanti agli occhi" è un filo rosso, che mi limita le azioni. Un qualcosa che si nutre della mia pigrizia, dei miei timori, delle paure e che mi ferma. Quando sono riuscito a vederne la rottura, sono sempre riuscito in quel che mi sono prefissato, quando non rieso a romperlo mi blocco.
Ho avuto periodi in cui si fracassava subito e periodi in cui lo sentivo come la fasciatura di una mummia. In un certo senso è la visualizzazione del mio altalenante stato depressivo.
C'è un qualcosa di strano, da un po' di tempo. Una volta lo visualizzavo come qualcosa che, pur facendo parte di me, mi bloccava, con un abbraccio cui cedere quasi con piacere, mentre in questi mesi è diventato un autentico fastidio. Non è più qualcosa che si vorrebbe infrangere, ma una seccatura che va eliminata ad ogni costo.
Tutto ciò è bellissimo. Sento una forza interiore che mi spinge a fare, in contrasto con questa forza debilitante e vuole vincere, annientarlo.
Sarà pure un anticipo della crisi di mezza età, ma è stupendo.
Marco Drvso

mercoledì 19 aprile 2017

Tempo, voglia o ispirazione?

Quante cose lasciamo indietro per mancanza di tempo?
Giusto oggi ne parlavo con una amica e mi è sorto un grave dubbio: che il tempo, grave tiranno che tutti noi imbriglia e rende schiavi, sia solo una scusa? Un capro espiatorio moderno, migliore di quel Dio usato da sempre, per scusare ogni porcheria.
La duale natura umana ha in sé il bisogno di avanzare e la noia di fermarsi, spesso chiamata mancanza di ispirazione. In parole semplici, potremmo chiamarle buon uso e spreco di tempo, guidati dal più grande istinto umano, la voglia di fare (anche la voglia di fare un cazzo, è voglia di fare).
Ci illudiamo di non poter fare quel che vogliamo e talvolta è vero, spesso siamo realmente troppo oberati anche per respirare, ma nel contempo c'è uno spreco di tempo collaterale agli obblighi (viviamo in un mondo folle, incatenati alle nostre folli illusioni) che rasenta il ridicolo. Quante ore sprechiamo nel cazzeggiare sui social, davanti alla tv o in altre pratiche poco produttive? Si badi: non parlo di tempo giustamente usato per divertimento, né usato per informarsi, io non demonizzo né la tv, né i social. Sono ottimi strumenti per curare rapporti, apprendere informazioni, confrontarsi, ma come ogni strumento bisogna saperlo usare. É un attimo fottersi il pollice con un martello....
Il tempo è la sola cosa che ci appartiene, ma siamo costretti a gettarne una parte, per assicurarci il diritto di fare quel che sognamo.
"É il tempo che dedichi alla tua rosa che la rende così importante"
Impieghiamo il nostro tempo, per la nostra felicità.

Marco Drvso

mercoledì 15 marzo 2017

Siamo umani...

Due volte nella mia vita ho sperimentato qualcosa di simile alla buddhità. Un breve istante in cui non si è semplicemente in pace col mondo, si è parte integrante del tutto. I colori brillano come non mai, i suoi sono perfetti, i profumi sono chiari e, per qualche istante, respiri all'unisono con l'universo e riesci ad essere l'erba che calpestiamo, senti il suo piacevole fresco sotto i piedi e senti il calore del piede sopra il manto verde e quella mosca che un secondo prima era una seccatura, diventi tu che giri intorno a te stesso (ottenuto tramite meditazione, senza alcun aiutino). Un'esperienza talmente piena e appagante, ma che difficilmente si può rendere a parole, che non puoi fare altro che ricercare per tutta la vita, perché quando si assaggia il paradiso non se ne è mai sazio.
C'è, però, un limite a quella ricerca, di cui sono conscio e che difficilmente riuscirò a superare: entrambe le volte ero solo e la totalità con cui mi fondevo era incompleta, mancava sempre la componente umana. Non sono capace a riconoscermi nell'uno con i miei simili.
Un conto è sapere, un conto è accettare.
Io so che siamo tutti parte di Gaia, so che siamo parte di un sistema vitale, che a sua volta è parte di un sistema planetario, che è parte di un sistema solare, parte di un sistema galattico e via discorrendo fino all'universo, che probabilmente fa parte di un multiverso. So che possiamo sezionare l'immanenza fino a mattoncini infinitesimali che sono singolarità, facenti parte di una singolarità: un infinito suddividere l'uno, per arrivare ai molteplici uno che singolarmente non possono esistere, perché sono parte dell'uno autosufficiente.
Riesco a guardare un insetto, una stella, il mare e sentire che io sono loro e loro sono me, ma non ci riesco con le persone, qualcosa me lo ha sempre impedito.
Forse è per pessime esperienze con i miei simili, forse perché mi rispecchio fin troppo bene negli altri e in loro vedo me stesso, la persona che più adoro e di cui meno mi fido.
Specchi distorti in cui specchio il peggio di me e questo mi impedisce di lasciare che alcuno attraversi l'ultima barriera, quando non mi pongo nelle condizioni di essere inespugnabile e allontanare il prossimo.
Non è un caso se il mio primo amore, anche nel secondo tempo, alla lunga si sia logorato nel nulla e il grande amore quando avevo 20 anni lo abbia fatto sfumare senza neanche iniziare (salvo poi riversarlo in una stronza da antologia, ma quella è un'altra questione). In entrambi i casi mi sentivo sbagliato...
Se non altro, fino a quando svanisco nel nulla, le amicizie funzionano.
È nell'introspezione personale che ho imparato a conoscermi e quel che ho visto non mi è piaciuto, anche se alla prova dei fatti non mi sono comportato così male, come temevo.
Amo la mia compagnia, ma non riesco ad amarmi, ciò mi impedisce di amare il mio prossimo e l'aver imparato a mettermi nei panni altrui, scrivendo e recitando, mi tiene ancora più distante.
Forse è questo il grande limite umano.
Vedo persone che si fissano sull'idea (vedi post precedente) e vivono relativamente felici, inseguendo la loro balena bianca, persone che indossano maschere, spesso peggiori di quel che celano, come le maschere grottesche sugli elmi degli antichi guerrieri, utili solo a spaventare, per evitare lo scontro; sebbene la nostra natura sia violenta e prevaricatrice, il dualismo in noi fa sì che la componente creatrice e inclusiva si presenti anche nelle situazioni più inaspettate (ci sarebbe da perdere tempo per discutere della violenza con cui agiscono i sedicenti non violenti petalosi, ma non ne ho voglia).
Cerco quel magnifico paradiso, ma mi scontro con la mia natura umana, complessa e contraddittoria. Siamo una specie incredibile, capace di grandissimi slanci creativi e di infinita empatia, ma nel contempo violenti distruttori, privi del minimo senso logico. In sé è meraviglioso, perché significa che ognuno di noi sia un mondo da scoprire e vivere con intensità, però non orbitiamo in armonia (badare bene, anche la distruzione fa parte dell'armonia e dell'equilibrio!), ma rimbalziamo l'un l'altro come ridicole macchinine da autoscontro, nel vano tentativo di giungere a chissà cosa e la società non ci è d'aiuto, anzi.
Siamo umani, stupendi e terribili individui che sono parte di un tutto, ma difficilmente riusciamo ad essere quel tutto (la storia, la cronaca e l'esperienza quotidiana lo dimostrano). So che ognuno di noi è tutt'uno con chi lo circonda, ma non ci riesco.
Scusate, sono solo umano.

Marco Drvso