mercoledì 18 ottobre 2017

Piccoli piaceri

Il piacere è quanto di più difficile si possa definire, sia in termini di tipologia, sia in senso lato. Non è solo qualcosa che piaccia o dia appagamento, è qualcosa che fonde il nostro io concettuale con il nostro io fisico e primitivo e ci regala momenti, scusate il gioco di parole, di piacere.
Ogni persona ha una propria idea e tipologia di piacere; prendendo a prestito la famosa massima di Larry Flynt (noto pornografo e martire della più ampia libertà di espressione) sulle opinioni: è come il buco del culo, tutti ne hanno uno.
Io ho svariati modi per provare piacere, ma quello che più mi appaga è comunicare. So che scritto da un sociopatico, tremendamente timido e asociale, possa sembrare una contraddizione, ma, suvvia, non è nell'andare oltre la corazza che si prova il vero piacere?
Fotografo ma non condivido, scarabocchio ma non mosto, scrivo ma non pubblico. La latitanza degli ultimi anni sul blog parla chiaro, anche se ammetto che certi lunghissimi post sul socialnetwork....
Nell'essere timido c'è la tremenda componente del giudizio altrui, che spesso blocca e se impantana nell'asettica esistenza in rete, figuriamoci nel mondo reale. Tante occasioni perse chiedendosi se quelle righe potessero essere apprezzate, per rendersi conto solo dopo che non le scrivo per altri, ma per me.
Ogni tanto rileggo i pezzi che preferisco e ritrovo lo stesso piacere provato nel vergarli (alcuni post sono orrendi, ma non li cancello, perché fanno parte del percorso). Sarò sincero, forse ho già scritto questo pezzo, ma non ricordo se lo abbia condiviso.
Non cerco di ampliare il mio pubblico. Il massimo è stato aprire la pagina del blog sul socialnetwork, che non ho pubblicizzato e che trascuro totalmente, talmente spoglia da non avere una immagine.
È bello prendersi un momento per creare o godere del lavoro altrui. Un buon libro, un bel film, una mostra piacevole, un concerto appagante, cibo delizioso e via discorrendo è il modo migliore per evitare di chiudere la giornata citando la famosa frase di Tito "amici, diem perdidi". Piaceri che amo gustare da solo o in compagnia.
Oggi ho approfittato di un errore d'orario, sono arrivato con largo anticipo da un cliente per scrivere. Non è stato il solito flusso di coscienza, che puntualmente muore tra i miei due neuroni, ho attivato il portatile e mi sono lasciato andare.
Per una volta, non ho scritto e sistemato la frase pensando al lettore, ma ho ricercato ciò che desse piacere a me. Non mi sono posto il problema del se potesse piacere ad altri ed è stato bello.
Un tempo ho creduto che si vivesse per gli alti, solo dopo ho compreso che si nasce e crepa soli e ciò che sta in mezzo è un cammino individuale, che ne intreccia tanti altri e il senso di essere un presunto animale sociale sta nel non schiacciare né essere schiacciati, ma cercare il giusto grado di armonia per vivere e permettere ad altri di vivere il transito terreno nel modo migliore, per quanto possibile.
Il mio piccolo piacere è questo: esternare ciò che tengo dentro e dare vita alle storie che amo raccontare, come quando ero cantastorie al museo, nella speranza di donare ad altri lo stesso piacere che provo nel creare i miei pezzi, senza obbligare alcuno.
Ciò che piace va condiviso, per goderne a pieno.

Marco Drvso

domenica 1 ottobre 2017

Passato pacificato

Il vecchio detto parla della coda o dello zampino del diavolo in relazione alle coincidenze. Personalmente preferisco parlare del dubbio, ma tempestivo, senso comico dell'universo.
Un simpatico zuzzerellone che a modo suo sa quando colpire. Che i colpi siano propizi o nefasti poco conta, lui colpisce e non chiede scusa (e non vuole un grazie - cit), quel che gli interessa sono il tempismo e una sana dose di ironia.
Sto portando avanti, da circa un mese, una piena ripulitura del karma. Si parte acquisendo consapevolezza del presente, compresa la lunga pausa nella produzione scritta, e del percorso che ha condotto quivi, in particolare su quelle cose che ancora fanno male. Talvolta delle stronzate, ma accadute in dati momenti, con un contorno particolare che le ha rese ancore nel passato.
Il primo passo è accettare che sia andata così. Niente perdite di tempo chiedendosi il perché o ipotizzando inutili scenari alternativi: accettare che così è andata e non si può tornare indietro, al massimo, se proprio ne valesse la pena, si può provare a rimediare.
Si identifica cosa pesi sul cuore, lo si affronta e, infine, lo si accetta e con un bel respiro lo si lascia andare via, a perdersi come un soffio nel vento, di cui resta solo una innocua eco.
L'istante subito successivo si vive una magnifica sensazione di libertà. Il cuore e leggero, lo stomaco smette di brontolare e il volto si rilassa. È magnifico. Si avvicina a quella fantastica sensazione di pienezza che sperimentai tanti anni fa, quando per pochi istanti sono stato parte del tutto, una esperienza prossima a quella che in ore chiamano buddhità.
Inciso: fu raggiunta tramite una meditazione camminata, senza alcun ausilio chimico!
Cercare la comprensione del dove si è, come vi si sia arrivati, attraverso una analisi priva di giudizio, semplice raccolta di dati, è il solo modo di dare un senso al resto del viaggio.
Mentre attraversavo a ritroso la mia linea temporale, alla ricerca del mio cammino, mi è giunto un messaggio, che dimostra il tempismo e l'ironia di questo pazzo universo. Un compagno delle elementari, che non sentivo da circa 30 anni (boia se sto invecchiando!), mi ha invitato ad una rimpatriata con compagni e maestre.
Chissà come sono cambiati, cosa fanno e tutto quel susseguirsi di domande scontate.
Analizzavo gli anni difficili e mi ritrovo immerso, in carne e sangue, in quelli festosi.
L'Universo ci parla, è cosa buona ascoltarlo e, qualche volta, "l'uomo saggio sa essere umile e chiede di ripetere, perché non ha capito". A questo giro, credo di aver copresonla sua approvazione.

Marco Drvso

sabato 16 settembre 2017

Materia di sogni e stelle

Scriveva Il Bardo ne La tempesta:"Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita".
Era il XVII secolo Galileo dimostrava Copernico, togliendoci dal centro dell'Universo, distruggendo quel magnifico, fermo ed immutabile universo magnificamente descritto da Aristotele e Tolomeo, gettandoci in uno apparentemente caotico, privo di centro, privo del punto fermo, fondendo per primo moto e quiete in un gioco relativo delle parti. Pochi anni dopo Newton diede ancor più senso all'universo di Galileo, in un secolo che vide il fiorire della scienza e della scoperta.
Visto così, sembra un gran secolo, peccato che il '600 si ricordi per guerre religiose, controriforma, roghi di streghe (voglio sfatare un mito: i più attivi incendiari non furono i cattolici, bensì i protestanti), peste, superstizione, ignoranza e per esserci giocati il grandissimo Giordano Bruno.
Bruno e Shakespeare avevano intuito qualcosa di fondamentale, che la scienza moderna ha ampiamente dimostrato: siamo fatti della materia dei sogni e delle stelle.
Il sogno è un prodotto elettrochimico del nostro cervello, ne consegue che materialmente è ciò di cui siamo fatti noi. A nostra volta, gli atomi che ci compongono sono "nati" nelle stelle, per fusione nucleare: c'è stato un tempo in cui fummo tutti la supernova che ha dato vita alla nube di Kant-Laplace, da cui nacquero il Sole e i Pianeti, compreso Gaia, di cui facciamo parte. L'energia che ci permette di funzionare è prodotta dal Sole, una stella. La materia e l'energia, come scoperto e dimostrato nel XX secolo, sono la stessa cosa, in forme diverse (è volutamente semplicistico, non mi pare il caso di buttarmi in disquisizioni su Einstein, Plank e la fisica degli ultimi 2 secoli).
In origine eravamo la singolarità che ha dato inizio a tutto, siamo stati quel "brodo" indistinto da cui hanno fatto capolino le particelle elementari, ci siamo uniti in particelle più grandi, poi in atomi di idrogeno, poi ci siamo uniti nelle prime stelle, ci siamo fusi in atomi più grandi, siamo esplosi, ci siamo riuniti in altre stelle, pianeti e infine, nel gioco del caos, questa polvere di stelle si è unita e divisa per dare forme sempre diverse, fino a scriversi in un codice che si è trasferito da una forma all'altra, da quando eravamo poco più che cellule, poi vermiciattoli cordati, pesci, anfibi, rettili, mammiferi e siamo arrivati qui. 15 miliardi di anni in cui abbiamo cambiato forma, essenza, ci siamo rimescolati, divisi, uniti, in quella lunga sarabanda chiamata vita dell'Universo, di cui ipotizziamo un unico, formuliamo ipotetici finali, ma di cui sappiamo ben poco.
Siamo polvere di stelle e sprechiamo l'esistenza inseguendo idiozie, trascurando il peso del nostro retaggio.
Siamo stelle, impariamo a brillare e facciamo per qualcosa di grande, come regalare sogni a chi vedrà la nostra luce, quando ci saremo spenti, ma l'eco luminoso riempirà ancora il cielo e, magari, l'essere che faremo sognare saremo noi, sotto una nuova forma.

Marco Drvso

lunedì 28 agosto 2017

Cazzomene!

In vita mia credo di aver Amato solo 3 volte. Non che fingessi con le altre, anzi, se posso vantarmi di una cosa è il non aver, mai, usato una persona ed avere vissuto con assoluta sincerità ogni mia storia, nonostante me.
Magari ho incasinato tutto, magari ho deluso, magari mi è stato strappato il cuore, ma posso, col senno di poi, dormire tranquillo. So, per quanto in mio potere, di aver fatto il possibile per non creare dolore, anche a loro cui ancora penso, nelle serate di pioggia. Anche verso coloro che per timidezza, scazzo o voglia di stare da solo, recitato la parte dell'asociale, che se la tira e neanche si volta, i miei intenti erano genuini: non volevo creare dolore. 
La parte che segue, tutto il presente paragrafo, può essere saltato -noticilla: Giove e tutti i numi maledicano il maledetto correttore automatico di android, che non vede gli errori di battitura, ma corregge a cazzo i congiuntivi, traformandoli in presente indicativo, trasformando la e congiunzione in è verbo e tante altre rotture che mi obbligano a dover impiegare il doppio del tempo. Se non fosse che un figa di tablet o computerino windows mi sarebbe costato di più e non avrei avuto la versione base di office per giocare, mai e poi mai mi sarei piegato all'orrendo robottino! So, dai dati del blog, che google legge: questa è una critica costruttiva, datevi una regolata, prima che sposti tutti i servizi che uso (e su cui lucrate, quindi non menatela con la storia del gratuito, so come funziona) su altre piattaforme! Per la cronaca, uso una tastiera fisica, avete i dati sul dispositivo con cui mi connetto-.
La terza volta che ho amato la tengo per me, le altre due sono pubblico dominio, per chi legge da tempo il blog: la Tata e la Ciccia, gli estremi matematici dell'insieme che indica il mio amore passionale, prima mi ha voluto veramente bene, nel suo modo un po' ritroso, un po' totale, l'altra mi ha strappato il cuore.
Per come feci soffrire la Tata all'epoca e per come mi fece stare Elisabetta dopo, credo di aver tenuto lontane le persone, in particolare le magnifiche donne. Sembra una cazzata, ma il detto "mai con loro, mai senza di loro", comincia ad avere un senso.
Forse e scrivo forse, alla veneranda età di 38 anni (oggi ho la stessa età di Homer Simpson), ho imparato a lasciare il passato alle spalle e vivere, come canta Battiato, con "un po' di leggerezza e di stupidità" e adottare il grido di un caro amico "cazzomene!" (acrasi con troncatura della frase "che cazzo me ne frega!", riassunta in un neologismo, di cui la Crusca mi perdoni).
Si muore tante volte, ma si vive una volta sola e sono, francamente, stufo di non godermi il transito terrestre, a causa del grande amore che provo per i miei simili, che agilmente camuffo sotto una maschera di misantropia e sociopatia, e la paura che ancora mi sia strappato il cuore.
Sara scusa se sono stato tutt'altro che perfetto, ti abbraccerei se non volesse dire farti male e se non stiamo più insieme è anche per il tuo bene. Elisabetta, anche se sei una stronza olimpionica, non sarò mai capace di odiarti. Alla terza: peccato che fu il momento sbagliato e mi prendo tutta la colpa.
Tutto, nella vita, è un susseguirsi di illusioni dettate dai sensi del nostro corpo fisico, basta capirlo e vivere al meglio il transito.
Ma sono ripromesso di smettere di fumare, come regalo di compleanno. Domani ultima sigaretta, così parlò Zeno Cosini...

Marco Drvso

sabato 26 agosto 2017

La festa del paradiso

Questa estate, complice il fatto che non mi sono mosso da Milano, ho approfittato delle molte iniziative, dai musei civici gratis ai concerti al castello.
Le serate organizzate al castello sono state stupende, compresa quella in cui è scoppiata la grandinata e ci è toccato seguire il concerto da sotto le tettoie delle mura. A tal proposito, vorrei fare una menzione speciale per l'orchestra e i cantanti, che non solo ci hanno proposto musica di ottimo livello, ma incuranti del fortunale hanno continuato a suonare e con quel che veniva giù (Giove Pluvio si è impegnato) sicuramente si sono bagnati, nonostante il telo di protezione sopra il palco.
Questa sera, il clima ci ha graziati tutti.
Visto che non dovevo proteggermi dalla pioggia, ho potuto seguire degnamente il concerto (anche questo molto bello, ben oltre le aspettative!) e bearmi della cornice suggestiva della piazza d'armi.
Rapito dalle note e dallo scenario, la mente è volata verso immagini di un lontano passato, alle magnifiche feste che il moro faceva organizzare a Leonardo. Per un attimo, sono svaniti il palco e gli altri spettatori, ma non la musica, e sono comparse le macchine scenografiche di Leonardo, usate per la festa del paradiso.
Fu il più grande evento mondano della Milano rinascimentale, il matrimonio tra il vero duca, Gian Galeazzo Maria Sforza (nipote di Ludovico il moro, che gli fece da reggente, fino al giorno in cui se lo tolse dai piedi) e la figlia del Re di Napoli, Isabella D'Aragona, donna forte e affascinante (vi invito a cercarne i ritratti e i busti giovanili), che ebbe la sfortuna di avere un marito ridicolo con uno zio spregiudicato nel gestire il potere e parenti ancor più rapaci di quelli acquisiti (il suo prozio era quel Ferdinando che mandò Colombo in America).
Quella volta, Leonardo volle esagerare e fu un trionfo.
Progettò un insieme di macchine, con un complesso sistema di corde, luci e specchi che simulava la volta celeste, con attori che si muovevano dentro le sfere celesti, interpretando le divinità classiche che davano il nome ai pianeti. Gli astri si muovevano e le divinità scendevano dal cielo, per porre i propri omaggi alla coppia di novelli sposi, il tutto condito da musiche e angioletti svolazzanti, sorretti da corde.
Stiamo parlando del buon Leonardo, mica del primo pirla.
Un po' desta meraviglia, pensare al livello che si è raggiunto nelle varie epoche, nella nostra disastrata penisola, un po' fa male pensare che poco dopo iniziò l'occupazione francese, che bloccò i sogni unitario di Ludovico Sforza, rimandando l'unità di quasi 4 secoli, lasciando tale onore alla famiglia meno adatta per compiere tale impresa.
Penso che quando siamo stati liberi di scegliere il nostro destino, siamo stati grandi, quando siamo stati sotto controllo straniero siamo decaduti e vale per ogni periodo, dal crollo di Roma ad oggi.
Purtroppo siamo stati colonia americana per troppo tempo ed ora ci troviamo sotto un giogo peggiore. 70 anni in cui la classe dirigente è stata sempre calata dall'alto, col solo scopo di segarci le gambe ed alimentare un tremendo scoramento, sfociato nell'autorazzismo di tanti imbecilli: perché nel dissenso e nella critica c'è nobiltà, nello sputare fango e preconcetto indotto c'è solo la miseria umana.

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!

Quell’anima gentil fu così presta,
sol per lo dolce suon de la sua terra,
di fare al cittadin suo quivi festa; 
e ora in te non stanno sanza guerra
li vivi tuoi, e l’un l’altro si rode
di quei ch’un muro e una fossa serra.
Cerca, misera, intorno da le prode
le tue marine, e poi ti guarda in seno,
s’alcuna parte in te di pace gode.
Che val perché ti racconciasse il freno
Iustinïano, se la sella è vòta?
Sanz’esso fora la vergogna meno. 
Ahi gente che dovresti esser devota,
e lasciar seder Cesare in la sella,
se bene intendi ciò che Dio ti nota,
guarda come esta fiera è fatta fella
per non esser corretta da li sproni,
poi che ponesti mano a la predella.
 

(Durante di Alighierio degli Alighieri, detto Dante; Purgatorio, canto VI)

Marco Drvso

PS 
Firmare un post, sotto una citazione di Dante, mette soggezione.


giovedì 24 agosto 2017

Sinestesia

Lo ammetto, quest'anno ho letto poco causa mille impegni di lavoro e assurda perdita di tempo in cazzeggio di rete. In compenso, ho ascoltato molta musica e mi sono permesso cinema e mostre d'arte.
La musica è un mondo meraviglioso, soprattutto per me che a malapena suono il citofono (però canticchio bene), passerei ore in contemplazione ad ascoltare buona musica. Ovviamente il concetto di buona musica è molto relativo.
Ascolto il pezzo e vago tra le immagini che suggerisce alla mia mente, come proiettato nel mondo al di là del buco del Bianconiglio. Un mondo fatto delle storie che scrivo, dei racconti del pezzo che ascolto o semplici immagini, prive di senso compiuto se non nel contesto del brano (per intenderci: le immagini astratte de la Toccata e fuga in re minore, in Fantasia). Nel suo stimolare solo l'udito (in verità, con un buon impianto si stimola anche il tatto), attiva tutta una gamma di ricordi e pensieri che smuovono gli altri sensi e su un pezzo dei Pink Floyd si sente il calore del Sole sulla pelle, la fragranza di certe essenze, la visione onirica del cuore del Sole e, in certi stati di grazia, si riesce anche a condividere la fattanza di Rogers e soci, nonostante si sia smesso con spezie e affini da anni.
Discorso simile per le arti figurative. Osservo un quadro è riesco a sentire i suoni, talvolta assordanti, che circondano la scena. Ho il ricorso di un quadro a casa dei nonni, una figura accovacciata con grandi mani aperte, protese verso L'Osservatore ed ogni volta che mi capitava di osservarlo sentivo il suono di un sassofono. Ancora oggi, dopo anni, pur non ricordando bene il volto del personaggio, ho ancora nitide le lunghe note gravi di quel sax. Ricordo, durante una visita al Louvre, di aver sentito il brusio della folla e l'aria soffocante che si respirava ai bordi della sala durante l'incoronazione di Napoleone, dipinta da David, lo spostamento d'aria dovuto dalle ali di Amore e il peso mortale di Psiche, nella statua di Canova. Il cinguettio degli uccelli tramite gelsi nella Sala delle aste affrescata da Leonardo, la virile imponenza in certe opere di Picasso, ho vissuto la grande mela attraverso Warhol.
Potrei parlare di profumi che richiamano ricordi con maggior precisione di altri sensi, proiettandomi nel momento esatto in cui la  fragranza è  stata fissata nella mia memoria. Superfici che al solo contatto raccontano e fanno vivere una storia.
Non è un caso che io sia uno di quei tizi che, quando possibile, tocca, annusa scruta, fa suonare, per avere una esperienza più ricca possibile.
-Nota: ho detto quando possibile. Tanti anni a lavorare in un museo mi hanno ribadito il concetto di "mani a posto". Ho passato anni a fermare visitatori troppo entusiasti, col sogno di sega via loro quelle manacce-.
Solo con le persone lo evito, un po' per quanto scritto nell'ultimo post, un po' per il fatto che io stesso detesti,  fin da piccolo, che si violi il mio spazio vitale.
Quando una espressione della creatività umana mi stimola più sensi, ne riconosco un'anima. Per me diventa qualcosa di vivo e meraviglioso, anche se brutto o sgradevole, perché esiste, stimola i sensi e suscita emozioni. Uno dei motivi per cui ho lasciato perdere lo studio della musica, che in mano mia risultava meccanica e inutile e, salvo i lavori a carboncino o certi disegni che faccio ora, non ho mai amato il disegno, perché quei tratti non erano vivi. Mi piace scrivere,  proprio perché mi fa viaggiare tra i sensi.
Purtroppo, devo riconoscere che c'è in giro tanta roba priva di anima, che vende come il pane. Magari sono io incapace di comprenderne il senso, magari chi la vende è stato capace di passare per i giusti canali.
Talvolta, giusto per giocare a fare l'asociale, scelgo le musiche adatte e giro per la mostra ascoltando i pezzi che mi erano sembrati adatti e qualche volta indovino il giusto sottofondo. Ammetto che spesso lo faccio anche per non sentire le bestialità che pronunciano intorno a me o quei fastidiosi bambinetti che genitori imbecilli portano nei musei, che in sé sarebbe cosa buona e giusta, per poi lasciarli pascolare bradi. Facessero un favore a me e loro e li portassero a giocare in un parco!
Fuori del campo artistico, si possono trovare tante altre forme di oggetti vivi, che donano emozioni. giorni fa sono rimasto imbambolato a guardare un plotter industriale, mentre sputava fuori colori per creare un'immagine su un telo in pvc. Emetteva dei suoni particolarissimi, come una sinfonia primordiale della creazione, nel suo tirare fuori quell'immagine, francamente bruttina (per il soggetto anonimo), che nel suo apparire tramite quadricromia diventava stupenda.
Le sigarette mi hanno stufato, credo che smetterò di fumare, come ogni estate.
Marco il Drvso

mercoledì 23 agosto 2017

I nuovi roghi

Si dice che la via per l'inferno sia lastricata di buone intenzioni, almeno nella testa bacata di chi le opera.
Sarà che sono fatto male, forse educato male, ma ho sempre avuto un rispetto religioso nei confronti della storia e delle sue vestigia, ma temo di essere fuori contesto. So di essere un sociopatico, so di vivere fuori del mondo e so benissimo di essere un disadattato, ma di questi tempi sono tutti complimenti, visto come gira.
Prima di iniziare, voglio premettere un punto: deploro chiunque voglia cancellare la storia, in tutte le sue forme. La storia va studiata, analizzata e capita, non insabbiata e tutto ciò che ha lasciato va protetto, preferisco le future generazioni.
L'ultima stronzata partorita dai moderni pensatori di una certa sedicente sinistra (non confondiamo certa gentaglia con personaggi del calibro di Gramsci, Marx, Pasolini, etc) è quella di abbattere statue e monumenti risalenti a determinate epoche o che rappresentino personaggi scomodi. Per questi ultimi è difficile definirne un ritratto preciso, perché sono partiti dal generale Lee ed ora si parla di abbattere la statua dell'ammiraglio Nelson, a Londra. Non che qui si scherzi, molto di quello che non è andato distrutto nel '45, si pensa di farlo fuori adesso.
Non sono qui a tessere lodi a Mussolini, né a tentare una strenua difesa di quanto sia rimasto del ventennio, ma se dopo la guerra civile, quando ne avevano ben donde di fare piazza pulita, non li hanno toccati e in 70 anni nessuno lo ha fatto, non capisco la furia simil talebana di questi moderni Savonarola, pronti a cancellare la storia.
Racconto un aneddoto, vissuto in prima persona. Anni fa notai una cosa curiosa nei decori esterni della chiesa di San Marco a Milano (dove era sito il famoso tumbun, dietro Brera): il rosone reca il Sigillo di Davide, quale omaggio alla comunità ebraica della zona, che contribuì alla ricostruzione della chiesa, a seguito dei bombardamenti americani (yankee di merda, che hanno sempre avuto il vizio di cancellare la storia altrui, per comandare meglio), mentre sui muri laterali era ben visibile un decoro legato alla simbologia solare, la rinascita e l'armonia, risalenti al sedicesimo secolo. Una lunga fila di svastiche, orientate come quella nazista.
Non entro nella questione sul vero significato della svastica, mi limito a far notare che il simbolo ha giusto un centinaio di secoli, è presente in quasi tutte le culture (non parlo per quelle precolombiane, ammetto la mia totale ignoranza in materia) e quelle in esame erano lì da circa 4 secoli, infatti, durante il restauro a nessuno venne in mente di manometterle. Ebbene, intorno al 2008 qualche zelante testa di cazzo le ha cancellate, immagino considerandole un simbolo nazista. Per fortuna, quegli imbecilli non hanno notato che vi fossero più file.
Ora si parla di abbattere la statua di Nelson perchè pare fosse schiavista (cosa normale e accettata In molte nazioni, all'epoca), abbattono le statue dei generali sudisti negli usa per lo stesso motivo, dimostrando di aver studiato male la guerra di secessione (parliamo di un popolo che per l'80% non saprebbe indicare la propria città su una cartina...) e aver frainteso quel che è la piaga razzista odierna, con situazioni, anche  spiacevoli, avvenute secoli fa, quando il mondo era diverso. Già che ci sono, perché non censurare Socrate, noto schiavista col vizio dei ragazzini?
Si comincia a parlare di indice dei film è dei libri e ove sarebbe peccato perdere l'opera intera operare delle modifiche.
Esattamente cosa distingua certi progressisti dai fondamentalisti che bombardano i Buddha in Afghanistan e Palmira un Siria, dai bruciatori di libri nazisti, dai forcaroli dell'inquisizione o da una qualsiasi violenta espressione umana, non mi è dato sapere. Loro risponderanno di farlo per una causa obiettivamente giusta, ma è la risposta che avrebbero dato anche gli altri. "Dio lo vuole" è stato sostituito da "questo è giusto".
Come ci guarderanno gli umani del futuro, dopo che avremo smantellato le vestigia del passato? Come minimo, con la stessa disapprovazione che provo guardando i monumenti sfregiati in epoche passato da questo o quell'imbecille, convinto che fosse giusto. Cosa diranno davanti ad opere monche, ritoccate o perse? Se saranno come me, si incazzeranno tantissimo, come quando ho scoperto la letteratura classica, coi suoi buchi, ritocchi e mancanze.
Chi conosce la storia non può che constatare il fatto che si stiano rivivendo i tempi della fine dell'impero, con parallelismi imbarazzanti e l'ultima volta ci costò 5 secoli bui ed altrettanti di ripresa, per passare dal mondo classico al Rinascimento, con l'aggravante che ci stiamo dirigendo verso un medioevo con armi nucleari e strumenti di controllo di massa...
Con il mondo in mano a certi fanatici, a loro volta in mano al famoso 0,1%, che ne foraggia gli intellettuali (loro si fanno chiamare così...), non sono molto tranquillo. La violenza con cui si esprimono, nonostante si presentino che tolleranti e non violenti, supera quella degli squadristi e la loro presunta apertura mentale in realtà non è altro che un feroce indottrinamentoche li porta a credersi intellettualmente aperti, ma in realtà è solo un ripetere slogan e idee altrui come in una liturgia religiosa (così atei da aver bisogno di un dio, diceva Gaber).
Io sarei socialista, ateo, relativista e cultore delle scienze, ma se non mi sento dare del fascista e tutta la logora e abusata sequela di improperi da questa gente, almeno una volta al giorno, ho timore di essere come loro.
In loro rivedo tutto quello che ho sempre detestato nei totalitarismi e in certi culti, in particolare quelli monoteiste di maggior diffusione (non ho problemi a definire cristianesimo e islam il cancro della civiltà umana) e mi spaventano, soprattutto mi fa paura la loro convinzione e determinazione nel seguire i dettami del loro culto "ateo", fatto di parole d'ordine e cieca obbedienza ad un certo conformismo (divertente quando arriva il contrordine e in perfetto stile 1984 cominciano a starnazzare l'esatto contrario di quel che gridavano pochi minuti prima). La cosa più tremenda è che come Hitler ha buttato nel cesso simbologie meravigliose dalla storia plurimillenaria, questi stanno usando e snaturando termini e concetti stupendi, come pace, amore e tolleranza, che appena il mondo sarà rinsavito farà fatica ad usarli, per come sono sfruttati adesso.

Io sarò pure fatto male, ma sono in buona compagnia e la puzza di roghi si fa ogni giorno più forte

Marco Drvso