giovedì 4 giugno 2009

Parthenos

Fin da piccolo sono appassionato alla mitologia, in particolare quella ellenico-latina. Racconti a volte esilaranti, come le mille metamorfosi di Jupiter, in altri casi strazianti come la vicenda di Leto/Latona e in certi casi, vere e proprie opere morali.
Tra i miti "morali" che preferisco c'è il mito della parthenos. Questo termine riporta alla mente dei più, due luoghi ben precisi: il Partenone di Atene e Partenope, il vecchio nome di Napoli (da cui partenopei). Considerati i racconti della cronaca, soprattutto nera, che giungono da Napoli, fa sorridere amaramente il significato dell'antico nome della nuova poleis. Sorriso che diventa risata ancor più ambigua, se abbinato al forte culto mariano della città, una delle grandi somiglianze con Milano.
Chi è la parthenos? I miti, come speso accade, forniscono descrizioni differenti e modificano i personaggi. In questo caso, cambia la protagonista, ma tutte sono accomunate dalla stessa vicenda e dal significato intrinseco della storia (con l'esclusione di chi vede nella costellazione la dea Demetra).
La parthenos, in greco, o la virgo, in latino, è la giustizia, spesso rappresentata da Athena o Minerva che dir si voglia; da qui il nome del Partenone e...
Il mito racconta che la giustizia dimorasse tra gli uomini, camminando tra loro; che questa giustizia fosse Diche, Athena, o chi altri, poco importa. La giustizia, disgustata dal comportamento delle umane genti, le radunò a sé e le apostrofò con parole argute. Figurarsi se i mortali hanno capito qualcosa. Allora, stanca della meschinità umana, decise di volare in cielo, raggiungendo l'iperuranio, quel luogo al di là delle stelle fisse, dove dimorano le idee.
Ma come si fa a scordare un mondo bello come il nostro, malgrado la presenza umana? Per questo, la giustizia prima di salire al cielo, prese una spiga, come ricordo tangibile del mondo che abbandonò. Proprio Spiga, α virgo (alpha virgo), è alla base della confusione con il mito di Persefone e Demetra o Proserpina e Cerere.
L'incontro tra virgo e il Sole indica la fine dell'estate e l'inizio della quiescenza della natura, quando Persefone si appresta a tornare da Ade. È il momento in cui mammina si irrita e per dispetto fa calare l'inverno.
La vergine, quindi, è una madre. Sembra un ossimoro, se ci si limita alla sola verginità sessuale. In questo caso, la verginità è la purezza intesa in senso lato. Ben diversa è la questione dal punto di vista cristiano; virgo è rappresentata con il simbolo grafico M che non vuol dire Marco.
Leggendo nei vangeli il racconto della natività si intuisce che il fatto non avvenne ai primi di gennaio, come riportato dal culto greco ortodosso (si trascuri il 25 dicembre che è notoriamente un sincretismo voluto da Costantino, per sovrapporre la natività al Sol Invictus), bensì a settembre.
Leggo il giornale e penso che questo mito sia tremendamente attuale e vero: non c'è giustizia su questa terra. A voler estendere il significato: non c'è più integrità né purezza di valori, nel mondo in cui papy è libero di fare quel che vuole, come un moderno Zeus. I rudimenti del vivere civile stanno sparendo in favore del più squallido clientelismo egoista e vien da chiedersi cosa diranno i posteri di questi nostri tempi.
Torneranno i giorni in cui regnava Cronos?

Marco Drvso

Ps
Per non tradire il senso del ragionamento, mi sono divertito con la fiera del doppio senso... chi li becca tutti è un genio!
Posta un commento