domenica 26 febbraio 2017

Quarantenni col lego

Non so dire esattamente quando tutto andò storto e il mio brillante futuro da scienziato e divulgatore scientifico sia andato a farsi fottere.
Posso dire che da qualche mese mi sto riprendendo.
D'improvviso ho gettato alle ortiche l'umano che sono diventato ed ho ripescato l'umano che ero, con i pregi e i difetti dell'età ed ho ripreso a scrivere, fare il cazzone e giocare col Lego.
Per quanto possa sembrare ridicola, detto da uno che per campare degnamente deve stare tipo coinquilino dei propri genitori (e alla mia veneranda età pesa un po'), ho riscoperto il piacere di quei mattoncini colorati. Mi metto in un angolo, una volta finito il lavoro,  sistemata la contabilità della ditta e fatto i mestieri di casa e gioco o scrivo.
A dirla tutta, le due pratiche sono collaterali...
Prendo i kit, li smonto e li trasformo in base ai miei gusti e ai pezzi che ho a disposizione (devo trovare la scatola in cui ho messo quelli salvati dal trasloco di 20 anni fa!) e mi diverto.
Surrogato della relazione che ho troncato qualche mese fa? Probabile.
In verità dico che ho fatto bene, perché so di aver liberato una magnifica persona dalle mie paranoie e dagli orari assurdi del mio lavoro. Un po' mi manca, ma so che ora ha una vita sociale degna di questo nome e di ciò sono contento e, obiettivamente, la vicenda era alla sua conclusione, quindi meglio troncare quando ancora si può essere amici, piuttosto che tirare alle lunghe e arrivare all'odio reciproco.
Il Lego è uno stupendo passatempo, oltre che un retaggio della mia infanzia. Permette di creare, distruggere e ricreare, senza alcuna limitazione e stimola la fantasia, impedendo di diventare adulti noiosi. Al momento spendo qualche soldo nei set architetture e star wars, perché palazzi e astronavi sono sempre state mie passioni e, con quel che costano, sono un buon incentivo a smettere di fumare (calcolato quanto spendo in tabacco, potrei permettermi una bella scatola ogni mese e risparmiare).
Ad Ole Kirk Kristiansen, l'inventore di quei magnifici mattoncini che mi hanno tenuto compagnia nell'infanzia solitaria e mi tengono compagnia nella maturità, il mondo deve tanto. Ha inventato qualcosa che va oltre il giocare bene (da cui il nome Lego), ci ha dato la possibilità di creare mondi e storie e, con l'avvento dell'informatica, la possibilità di creare mondi virtuali con regole conosciute e mattoncini programmabili (ok, il programma è gratis, i set di robotica costano un botto, ma la qualità ha un prezzo), permettendo ai bambini di sviluppare la fantasia (e ancora lo ringrazio) ed agli adulti di non perderla; grazie ancora!
Nel mattoncino più comune, il 4*2, c'è un intero mondo e la possibilità di attaccarli a proprio piacimento (alzi la mano il legolista che non ha mai incastrato pezzi in maniera non ortodossa, per ovviare alle limitazioni delle forme dei mattoncini), con altri pezzi di forme e dimensioni tra le più disparate è appagante e divertente. Si creano mondi e con i personaggi (io adoravo il mio cavaliere nero, del set medievale degli anni '80, con lo scudo raffigurante l'aquila) li si fa vivere.
Mondi a metà tra il virtuale e il tangibile, in cui la fantasia crea e la mano tocca, dove rifugiarsi qualche minuto, lontano dal logorio della vita moderna.
Compianto signor Kristiansen le devo la mia fantasia, quanto questa abbia creato, compreso questo blog, e la riscoperta di quel che ero e voglio diventare "da grande", nel momento in cui la mia esistenza sembrava essere destinata all'assoluta tristezza dell'imprenditore italiano in anni di crisi ed eurocrazia. Nei suoi mattoncini ho ritrovato un sorriso autentico.
Grazie!

Marco Drvso

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