lunedì 6 marzo 2017

Non seguite la balena bianca

L'idea è quel costrutto della mente che influenza il nostro modo di percepire il mondo.
Come può confermare ogni testo scientifico in materia, ciò che vediamo non è quel che vedono i nostri occhi, ma il nostro cervello dopo aver letto le informazioni inviate dagli occhi ed averle filtrate a modo suo. Identico ragionamento vale per gli altri sensi e, aggiungerei, per ogni ragionamento.
Piccoli tarli che ronzano nelle nostre teste, influenzando la nostra visione e il modo di affrontare il mondo. Righe di codice che attraversano, più o meno a cazzo, le nostre sinapsi, incontrandosi con altre righe di codice per formare un pensiero (che si spera decente), una scoperta, una creazione, una perversione, un'emozione e via discorrendo, nel lento susseguirsi di cazzate che crediamo di partorire dal momento in cui prendiamo coscienza al momento in cui ci presentiamo a Caronte, nella migliore delle ipotesi di qualcos'altro dopo la disattivazione dello hardware.
In alcuni casi, ci illudiamo di creare motu proprio, ma non è così. Come insegna la teoria del meme, il linguaggio è come un virus informatico che si introduce nel nostro sistema operativo e lo modifica. Quel che crediamo essere un parto della nostra mente, una creazione nata da noi per partenogenesi, non è altro che il frutto di un seme piantato nella nostra mente, come cantavano Simon&Garfunkel (The sound of silence).
L'esperienza quotidiana ci mette davanti a persone che hanno sposato uno di questi parti della mente e su questo basano tutta la loro visione del mondo. Magari era un bel seme, ma è finito su un campo pessimo e la pianta che è nata è una vera chiavica.
L'idea, che sia assimilata da altri o si pensi sia farina del proprio sacco, non è altro che qualcosa di immateriale, che come ogni malattia influenza la nostra vita. Qualcosa che non sarà mai nostra e noi non possiamo essere suoi (parlando di visioni del mondo, io non aderisco allo stupro della lingua italiana, quindi scordatevi da me asterischi o altri idiozie moderne). L'idea viaggia di mente in mente, da bocca a orecchio, senza essere di nessuno e nessuno deve essere suo, come una magnifica amante con cui condividere un tratto del proprio cammino, consci che prima o poi ci si dovrà lasciare per un nuovo amore. Non ha senso cercare di trattenerla a sé, né diventarne schiavo, perché non è un amore né corrisposto, né eterno.
Bisogna saper accettare i semi che ci entrano in testa, senza precludere ad alcuno l'ingresso e scegliere cosa far germinare, cosa abbinarvi, evitando che una sola pianta diventi regina del giardino, impedendo ad altre di crescere e abbellire il nostro giardino mentale.
È magnifico andare a sbattere la testa contro visioni del mondo opposte a quelle su cui basiamo le nostre certezze, ma è un piacere precluso a molti, perché hanno scelto, in modo più o meno conscio, di aderire, cuore, cervello e culo, ad una visione precisa. Che sia politica, religione, sport, stile di vita o qualunque altro parto anale del cervello, mettono questa visione al centro del loro piccolo mondo e vivono per questo, persino la ricerca delle persone di cui si circondano è legata alla condivisione della stessa follia. Persino la presunta apertura mentale ostentata da molti è uno steccato mentale oltre cui non si riesce a guardare.
Perdiamo meraviglie, conoscenze ed esperienze, perché l'idea dominante che ci muove non lo concede e noi ci illudiamo di essere liberi, mentre moriamo chiusi in quella che potrebbe essere definita una nevrosi e sul finale ci ritroviamo tristi nocchieri di una nave lanciata al disastro, per inseguire una balena bianca.

Marco Drvso
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